Il mercante del freddo negli studi televisivi di Teleradio Padre Pio

E’ in programma per domenica 6 gennaio 2013, alle ore 16.15, sulle frequenze di Teleradio Padre Pio, l’intervista di Dora De Carlo a Toni N. Augello, autore del romanzo d’avventura “Il mercante del freddo”, edizioni Il Castello 2011.

Negli studi della emittente garganica, l’autore ha ricordato come il romanzo sia nato in forza di una coincidenza del tutto casuale, “fortuita tanto quanto fortunata”, per dirla con le sue stesse parole. In seguito a ricerche effettuate per motivi di studio, Toni rinviene documenti storici risalenti al periodo unitario dai quali viene a conoscenza di fatti a lui completamente ignoti, quali l’efferato eccidio sangiovannese di 23 liberali nel giorno del plebiscito per l’annesione dell’ormai ex Regno delle Due Sicilie al regno d’Italia, e gli originalissimi contratti d’appalto per la vendita della neve in Capitanata.

I due filoni di atti, proclami, notizie, informazioni, congetture e curiosità si intrecciano dando forma alla trama del libro, nel quale un giovane nevaiolo di nome Nanni si trova ad affrontare la propria difficile lotta alla sopravvivenza in piena Seconda Guerra d’Indipendenza.

L’autore si sofferma sull’argomento, rilevando la complessità del periodo storico in analisi e l’ormai inaccettabile silenzio (ad oltre 150 anni di storia unitaria) delle storture, dei limiti e degli errori che accompagnarono la favola rinascimentale, facendone parte integrante e documentati in atti ufficiali, seppur in larga misura scrupolosamente secretati, dispersi, distrutti.

Un esempio per tutti, la commissione d’inchiesta istituita dalla Camera dei deputati del Parlamento Italiano affidata al moderato lombardo Antonio Mosca, il quale sosteneva che il brigantaggio post-unitario (uno dei temi più scottanti della vicenda unitaria) aveva un carattere sociale, una reazione delle classi povere ai soprusi della borghesia terriera, la quale declinava l’annessione a proprio esclusivo vantaggio, per cui la repressione con la quale si portava a compimento nel Mezzogiorno l’Unità d’Italia sarebbe stata insufficiente ove non del tutto fuori luogo.

Il nuovo corso delle cose, come il vecchio, non metteva affatto in discussione gli interessi dei latifondisti. I contadini rimanevano in condizioni miserabili, con un tasso di analfabetismo altissimo, e trattati poco meglio degli animali.

La vicenda unitaria, a dispetto della retorica risorgimentale, si palesa quindi come un fatto politico riguradante una ristretta élite sociale che si affrettò a distruggere il vecchio senza proporre nulla di nuovo.

 

 

 

 


L’intervista di Carlotta Susca per Temperamente

Lo avevamo conosciuto mentre cercava di smettere, e invece eccolo qui con un altro libro, ma di tutt’altro genere. Dalla storia autobiografica e autoironica dell’esperienza rockettara con i ‘Malora’ a un racconto storico, ben più corposo, scritto con stile diversissimo, con personaggi che si muovono nei confusi tempi dell’Unità d’Italia (Il mercante del freddo, Il Castello, 372 pp., € 15,00)

Come mai hai deciso di cambiare totalmente argomento?

Ciao a tutti. Non sono stato io a cambiare argomento. È stato l’argomento a cercare me. Tempo addietro mi sono imbattuto casualmente in una serie di documenti storici risalenti al periodo unitario. Carta pergamena con su tanto di sigilli reali e ghirigori calligrafici che, in un italiano ingiallito, han preso ad evocare nella mia mente tempi e luoghi che furono, e che in un modo o nell’altro ci hanno condotto fin qui. Evocazioni che han preso a galoppare senza sosta. Vorrei veder voi con un intero reggimento di cavalleria che vi galoppa in testa! Scriverne è stato un puro gesto di liberazione.

Mastro Damù, nevaiolo che vive in simbiosi con la natura e che ne segue ansioso le evoluzioni, è l’emblema di una popolazione fatta di singoli che vengono travolti dalla Storia?

Il mercante del freddo commercia neve su un Gargano alle soglie dell’Unità d’Italia. Il periodo storico in questione è ricco di spunti e contraddizioni, non ancora raccontato per intero, al di là di ogni convenienza. L’attività di ricerca prima, e di scrittura poi, mi hanno senza dubbio stimolato ad approfondire uno dei momenti più importanti della nostra Storia, per capire quante e in quali misure le forze in campo hanno determinato il corso dei fatti. Ahimè, i ceti più umili (con una forte percentuale di analfabetismo, stimata oltre il 90%) sono puntualmente preda di suggestioni, ricatti e soprusi dei più forti. L’ignoranza, una fede che sfiora la superstizione, la miseria, rendono il popolo inerme, o manipolabile a seconda delle convenienze. Ma proprio per questo anche il singolo gesto di una sola persona può diventare atto eroico, che sopravvive al suo autore, trasformandosi, di bocca in bocca, in leggenda.

Il completo cambio di registro rispetto al libro precedente impone la domanda: credi che ogni materiale narrativo richieda uno stile diverso, che quasi lo imponga?

Non ho la presunzione necessaria per rispondere a questa domanda. Che i miei due libri siano cose estremamente diverse è un fatto. Evidentemente sono stati spinti da emozioni diverse. Emozioni che sentivo il bisogno di trasformare in ricordi, e che hanno preso corpo con colori, profumi, suoni propri.

I personaggi del Mercante del freddo crescono molto: soprattutto Nanni, che conosciamo come ragazzo e ci saluta da uomo: se dal periodo storico dipende la velocità con cui si matura, cosa ne pensi della velocità di crescita attuale dei giovani?

Generalizzare è sempre un rischio. Ed io non voglio commettere lo stesso grossolano errore che negli ultimi tempi stanno facendo in tanti, anche a livello istituzionale, scaricando bellamente colpe sulle spalle di chi – come i giovani – non ha ancora nemmeno avuto la possibilità di farsi carico di qualsivoglia responsabilità. Ogni giovane generazione ha le sue sfide da affrontare, le sue battaglie da combattere. E oggi non mi pare affatto che esistano sfide meno impegnative di altri contesti storici. “Chi di dovere” dovrebbe cercare nelle generazioni opportune le responsabilità delle difficili condizioni delle attuali giovani generazioni, etichettate come “mammone” e “sfigate”, quindi lente. Esistono migliaia di storie vere fatte di sacrifici, passione, strenua volontà, e di successi, oltre che di amare delusioni, che tanti giovani di oggi potrebbero mettere nero su bianco. Le etichette le lascio ha chi ha bisogno di alibi buoni per scaricare su altri le proprie responsabilità.

Si continua a parlare di Unità d’Italia e se ne è parlato molto lo scorso anno, in occasione del centocinquantesimo anniversario, ma la Storia non è molto conosciuta (pensa che la vincitrice del festival di Sanremo, parlando di suo nonno e delle Guerre Mondiali, ha detto che sono servite a unire l’Italia): credi che i romanzi possano servire a far appassionare alla Storia?

Oggi più che mai. E lo credo con particolare riferimento al periodo storico in cui si muovono i protagonisti del Mercante del freddo. Anche i romanzi possono fornire i giusti input per spingerci ad approfondire le nostre conoscenze storiche su di un periodo fondamentale della nostra Storia, di cui, tuttavia, non si è detto ancora tutto. E non mi riferisco solo ad alcuni degli argomenti più solidi delle teorie revisionistiche. La storia dei libri si è «imperniata sulla convenienza di un racconto aggiustato che non vede nel Risorgimento il conflitto interno, ma lo ricostruisce come semplice liberazione dallo straniero. Fu invece uno scontro di italiani fra idee diverse di Italia, unita e non unita, fra chi volesse conservare gli Stati preunitari, conservare o non conservare le monarchie, e chi voleva invece farne una repubblica», sostiene Mario Isnenghi, che afferma con convinzione che non si toglie niente al Risorgimento restituendogli la propria verità storica.

Grazie e alla prossima!

Grazie a voi…

Fonte: 
http://www.temperamente.it/interviste/intervista-a-toni-noar-augello-autore-del-mercante-del-freddo%E2%80%99/


Booktrailer

La magia della neve tra le pieghe del romanzo…
Fatevi accompagnare su di un Gargano innevato dal mercante del freddo.
Buona scoperta!




Il mercante del freddo in viaggio per Troia

Il mercante del freddo è stato annoverato tra le cinque opere protagoniste della settimana culturale “Libri e sapori dei monti dauni”, che avrà luogo a Troia dal 6 al 12 novembre.

Scelto per forza narrativa, peculiarità della trama e ambientazione, il libro sarà presentato al pubblico giovedì 10 novembre, ore 19.00, nella caratteristica cornice di Palazzo San Domenico.

A moderare l’incontro, Tonio Tedesco, sociologo e scrittore, autore di “Quella voce fucilata nella piazza” (ed. Sudest, 2010). Interverranno, oltre all’autore, l’editore Andrea Gisoldi, e la ricercatrice Lucia Teresa Lopriore, autrice, tra le altre pubblicazioni, de “Le neviere in Capitanata” (edizioni Il Rosone, 2003).

Ambientato sul Gargano, alle soglie dell’Unità d’Italia, “Il mercante del freddo” narra le avventurose vicende di Mastro Damù, nevaiolo che conserva la neve d’inverno, in grosse buche  sulla montagna, ricavate nei punti meno battuti dal sole (le neviere), per poi rivenderla d’estate nella sua bottega (la porta della neve). Indifferente alla concitazione generale, legata ai grandi cambiamenti politici in corso, il nevaiolo si troverà, suo malgrado, coinvolto nelle vicende unitarie, pagando personalmente il proprio tributo.


Le impressioni di Pasquale

“Il mercante del freddo” ha forza narrativa. Andrebbe sfrondata, a mio avviso, con “una carpenteria lingistica” più diretta e meno “compresa” dalla circostanza. Natalino Sapegno diceva a proposito “Dei Sepolcri ” del Foscolo, che nel carme c’è un silenziosa capacità narrativa dell’autore  abilissimo “nell’accennare più di scorcio  che di prospettiva”. D’altra parte se dice tutto lo scrittore, il lettore “non si cerca un su sentiero personale con il quale aprire un colloquio con tutti i suoi personali libri che ha in petto, e  che lo scrittore gli deve solo sollecitare” (Lector in fabula , U. Eco). Ma è fuor di dubbio che il libro ha forza narrativa.

Pasquale Bonnì


le impressioni di Angela…

Il mio bisnonno faceva il nevaio.
Per un breve periodo anche mio nonno si è cimentato in questa nobile professione prima di cedere la concessione della neviera di Monte Nero.
Scoprire che una così “sconosciuta attività” potesse essere raccontata in un libro, mi ha incuriosita e spinta a comprarlo e leggerlo.
Con stupore e con gioia ho ritrovato nel romanzo i racconti di mia nonna quando le chiedevo di spiegarmi come si faceva a “vendere la neve”, inquadrati in una cornice di un mondo lontano, ma a noi ancora così vicino.
Stupende le descrizioni, favoloso il racconto, accurata la ricostruzione storica.
Grazie per le emozioni che mi hai regalato!

Angela Pazienza


La recensione di Michele Caruso per Vento Nuovo

“Il mercante del freddo” di Toni Noar Augello è un romanzo d’avventura ambientato su un Gargano a cavallo dell’Unità d’Italia; è una sorta di meraviglioso viaggio indietro nel tempo, fatto attraverso i piccoli occhi mortali di Nanni, un giovane nevaiolo. L’originale attività del nevaiolo – oramai andata smarrita tra i retaggi della Storia – consisteva nel conservare la neve nelle neviere durante l’inverno per poi venderla durante l’estate con lo scopo principale di rinfrescare le vivande.

Augello, con uno splendido miscuglio di parole, sa intrecciare magistralmente la storia d’amore di due giovani, Nanni ed Anna, con la storia epica e memorabile dei luoghi garganici nei giorni che vanno dall’inizio del 1857 al 21 ottobre del 1860, data del Plebiscito per l’annessione del Regno delle Due Sicilie allo Stato Sabaudo.

A fare da cornice all’intero dipanarsi delle vicende sono le piazzette, il dedalo di vicoli che caratterizzano ancor oggi il centro storico di San Giovanni Rotondo, i dossi e le doline, così come si presentava la montagna garganica: “Un deserto -per citare lo stesso Augello- di corta, ispida erba ingiallita dal sole, maculato da sassi biancastri, che spuntavano dalla profondità del suolo, antichi come la notte dei tempi”.

Leggendo le pagine de “Il mercante del freddo” ci si ritrova, tuttavia, ad essere non tanto i privilegiati spettatori di quella che Benigni ha definito “la ricomposizione amorosa di un corpo fatto a pezzi” e di un processo di unificazione naturale e spontaneo, quanto invece i testimoni oculari della espansione e dilatazione forzate di un unico staterello, il Piemonte. Senza peli sulla lingua e con grande onestà intellettuale, Augello narra così la faticosa e funesta trasmigrazione dal dominio borbonico (che imperava da diversi secoli nel Mezzogiorno, baluardo della resistenza) al Regno d’Italia. Sarà proprio in questo frangente storico che si formeranno i germi e le cellule vitali del fenomeno del brigantaggio e dell’ancora irrisolta questione meridionale, su cui poi scriverà copiosamente Antonio Gramsci.

L’autore contempla, come un asceta all’ingiù, il susseguirsi degli eventi, mettendo in risalto le profonde disuguaglianze che connotavano la società meridionale sotto i Borboni, e le difformità di privilegi che sussistevano tra il popolano ed il notabile, tra i ricchi ed i poveri: un mondo dove la libertà era un lusso per pochi.

“Il mercante del freddo” vuole essere, quindi, la storia della gente umile, la vicenda esistenziale di tanti braccianti che lavoravano dall’alba al tramonto, non tanto per proteggere la terra dei propri padri quanto per tutelare la terra dei propri figli nella speranza di un futuro migliore: sono uomini che, come ha detto Benigni, “hanno imparato a morire per la patria, affinché noi potessimo vivere per la patria”. Ed oggi più che mai non possiamo fare a meno di domandarci se siamo stati in grado di onorare tale sacrificio.

Leggendo le pagine de “Il mercante del freddo” si ha come l’impressione che Dante sussurri all’orecchio il suo: “Ahi serva Italia, di dolore ostello. Nave sanza nocchiere in gran tempesta”; e giunge anche chiaro il grido dell’Alfieri, quando scrive: “Un giorno rinascerai, una e libera!”.

Ed è così che il brivido della libertà diviene il filo d’oro che attraversa e tiene unite le pagine de “Il mercante del freddo”. Non a caso, fu proprio il brivido della libertà a rendere, come voleva Cavour, l’Italia “una ed unita per grazia di Dio e volontà della nazione”; ed è stato grazie alla straordinaria possibilità di fare della libertà un diritto inalienabile -come volevano i padri dell’Illuminismo ed i fondatori degli Stati Uniti d’America-, ed alla ferma volontà di non essere sordi, come disse Vittorio Emanuele II, al “grido di dolore” che si elevava da tante parti della Penisola, che gli animi degli Italiani riuscirono a fondersi ed unirsi tra loro.

Un’unità ed un traguardo raggiunti col ferro e col fuoco, tra “il bruciore delle ferite -per citare ancora l’autore-, il buio delle carceri o il freddo degli esili forzati. […] Ma ogni sofferenza diventava premio al grido “Italia e libertà”. Era la consacrazione alla patria!

fonte:
http://www.ventonuovo.eu/arte-e-dintorni/poesia-e-letteratura/5827-il-mercante-del-freddo-di-toni-noar-augello-lepopea-del-risorgimento-nel-regno-delle-due-sicilie.html


“Il mercante del freddo” in giro per il Gargano

Come da tradizione, Il mercante  in questo periodo dell’anno si sposta sul Gargano, a dorso d’asino, per portare a tutti il suo carico di freddo in sacchi di tela.

Lui che conserva la neve d’inverno in apposite buche ricavate sul suolo (neviere), per poi rivenderla d’estate su tutta la costa e l’entroterra, sarà a:

- Rignano Garganico, ospite dell’evento Rignano Città’ Aperta, sabato 13 agosto, ore 20,30, cortile Palazzo Baronale. Modererà l’incontro lo scrittore Michele Caruso. Interverrà Antonio Del Vecchio, giornalista e cultore di storia locale.

- San Giovanni Rotondo, Festa Democratica in piazza Europa, sabato 20 agosto ore 20,30, il mercante gioca in casa. Modera l’incontro Valeria Lauriola della Libreria Fahrenheit. Interviene Antonio Tedesco, autore de “Quella voce fucilata nella piazza”.

- San Marco in Lamis, dove sabato 27 agosto, ore 11.00, ingresso villa comunale, aprirà la celebre giornata di eventi culturali “Cchiù fa nott e cchiù fa fort”. Qui modererà la presentazione Antonio Tedesco, autore de “Quella voce fucilata nella piazza”. Interverranno Maurizio Tardio, giornalista, e Giulio Giovanni Siena, studioso di storia locale e nazionale.

A partire da martedì 2 agosto, fino a venerdì 26, il libro è in offerta speciale per i lettori de “Il mattino di Foggia”.

Vi aspettiamo per fare insieme un tuffo in questa storia nella Storia.

Non mancate!


Booktrailer

Una manciata di secondi per affacciarsi ad un mondo ormai scomparso…

buona visione!


La recensione di “Tutto sui libri”…

Ambientato in Puglia, a San Giovanni Rotondo, nel triennio che va dal 1857 al 1860 proprio il momento storico dell’affacciarsi dell’Unità d’Italia, IL MERCANTE DEL FREDDO  ci conduce, attraverso la trama e l’abilità dell’autore, nell’esplorazione di un’epoca di povertà. Sono stato quasi rapito:  conoscevo solo in parte, dai libri di scuola, il periodo e ho apprezzato le immagini che si sono create nella mia mente anche attraverso i colori, i suoni e i profumi di una Puglia del passato che non conoscevo.  
Il protagonista del romanzo è Mastro Damù, commerciante del freddo, venditore di neve, ma non solamente questo. L’uomo conservava la neve in delle buche sulle montagne e incredibilmente così poteva essere usata anche nei periodi più caldi. Questo fatto mi ha colpito: un’idea semplice, importante, ma non facile da attuare.
Ho apprezzato i molti riferimenti storici presenti. Dalla citazione dell’alluvione che colpì Foggia nel 1857, al cenno sullo scampato assassinio di Federico II, per arrivare all’eccidio del 1860.
Questo romanzo è quasi una sorta di reportage dell’epoca, scritta con precisione e scorrevolezza, descrivendo la vita delle persone e non solo l’algido fatto storico.
Molti i personaggi che si susseguono e ognuno di loro è piacevolemente caratterizzato.
Alla fine mi sono sentito arricchito. 
Questa lettura mi ha molto interessato perchè si evoca un’epoca non così lontana che fa parte della nostra storia.
Lettura consigliata!
Luk
 

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