L’intervista di Carlotta Susca per Temperamente

Lo avevamo conosciuto mentre cercava di smettere, e invece eccolo qui con un altro libro, ma di tutt’altro genere. Dalla storia autobiografica e autoironica dell’esperienza rockettara con i ‘Malora’ a un racconto storico, ben più corposo, scritto con stile diversissimo, con personaggi che si muovono nei confusi tempi dell’Unità d’Italia (Il mercante del freddo, Il Castello, 372 pp., € 15,00)

Come mai hai deciso di cambiare totalmente argomento?

Ciao a tutti. Non sono stato io a cambiare argomento. È stato l’argomento a cercare me. Tempo addietro mi sono imbattuto casualmente in una serie di documenti storici risalenti al periodo unitario. Carta pergamena con su tanto di sigilli reali e ghirigori calligrafici che, in un italiano ingiallito, han preso ad evocare nella mia mente tempi e luoghi che furono, e che in un modo o nell’altro ci hanno condotto fin qui. Evocazioni che han preso a galoppare senza sosta. Vorrei veder voi con un intero reggimento di cavalleria che vi galoppa in testa! Scriverne è stato un puro gesto di liberazione.

Mastro Damù, nevaiolo che vive in simbiosi con la natura e che ne segue ansioso le evoluzioni, è l’emblema di una popolazione fatta di singoli che vengono travolti dalla Storia?

Il mercante del freddo commercia neve su un Gargano alle soglie dell’Unità d’Italia. Il periodo storico in questione è ricco di spunti e contraddizioni, non ancora raccontato per intero, al di là di ogni convenienza. L’attività di ricerca prima, e di scrittura poi, mi hanno senza dubbio stimolato ad approfondire uno dei momenti più importanti della nostra Storia, per capire quante e in quali misure le forze in campo hanno determinato il corso dei fatti. Ahimè, i ceti più umili (con una forte percentuale di analfabetismo, stimata oltre il 90%) sono puntualmente preda di suggestioni, ricatti e soprusi dei più forti. L’ignoranza, una fede che sfiora la superstizione, la miseria, rendono il popolo inerme, o manipolabile a seconda delle convenienze. Ma proprio per questo anche il singolo gesto di una sola persona può diventare atto eroico, che sopravvive al suo autore, trasformandosi, di bocca in bocca, in leggenda.

Il completo cambio di registro rispetto al libro precedente impone la domanda: credi che ogni materiale narrativo richieda uno stile diverso, che quasi lo imponga?

Non ho la presunzione necessaria per rispondere a questa domanda. Che i miei due libri siano cose estremamente diverse è un fatto. Evidentemente sono stati spinti da emozioni diverse. Emozioni che sentivo il bisogno di trasformare in ricordi, e che hanno preso corpo con colori, profumi, suoni propri.

I personaggi del Mercante del freddo crescono molto: soprattutto Nanni, che conosciamo come ragazzo e ci saluta da uomo: se dal periodo storico dipende la velocità con cui si matura, cosa ne pensi della velocità di crescita attuale dei giovani?

Generalizzare è sempre un rischio. Ed io non voglio commettere lo stesso grossolano errore che negli ultimi tempi stanno facendo in tanti, anche a livello istituzionale, scaricando bellamente colpe sulle spalle di chi – come i giovani – non ha ancora nemmeno avuto la possibilità di farsi carico di qualsivoglia responsabilità. Ogni giovane generazione ha le sue sfide da affrontare, le sue battaglie da combattere. E oggi non mi pare affatto che esistano sfide meno impegnative di altri contesti storici. “Chi di dovere” dovrebbe cercare nelle generazioni opportune le responsabilità delle difficili condizioni delle attuali giovani generazioni, etichettate come “mammone” e “sfigate”, quindi lente. Esistono migliaia di storie vere fatte di sacrifici, passione, strenua volontà, e di successi, oltre che di amare delusioni, che tanti giovani di oggi potrebbero mettere nero su bianco. Le etichette le lascio ha chi ha bisogno di alibi buoni per scaricare su altri le proprie responsabilità.

Si continua a parlare di Unità d’Italia e se ne è parlato molto lo scorso anno, in occasione del centocinquantesimo anniversario, ma la Storia non è molto conosciuta (pensa che la vincitrice del festival di Sanremo, parlando di suo nonno e delle Guerre Mondiali, ha detto che sono servite a unire l’Italia): credi che i romanzi possano servire a far appassionare alla Storia?

Oggi più che mai. E lo credo con particolare riferimento al periodo storico in cui si muovono i protagonisti del Mercante del freddo. Anche i romanzi possono fornire i giusti input per spingerci ad approfondire le nostre conoscenze storiche su di un periodo fondamentale della nostra Storia, di cui, tuttavia, non si è detto ancora tutto. E non mi riferisco solo ad alcuni degli argomenti più solidi delle teorie revisionistiche. La storia dei libri si è «imperniata sulla convenienza di un racconto aggiustato che non vede nel Risorgimento il conflitto interno, ma lo ricostruisce come semplice liberazione dallo straniero. Fu invece uno scontro di italiani fra idee diverse di Italia, unita e non unita, fra chi volesse conservare gli Stati preunitari, conservare o non conservare le monarchie, e chi voleva invece farne una repubblica», sostiene Mario Isnenghi, che afferma con convinzione che non si toglie niente al Risorgimento restituendogli la propria verità storica.

Grazie e alla prossima!

Grazie a voi…

Fonte: http://www.temperamente.it/interviste/intervista-a-toni-noar-augello-autore-del-mercante-del-freddo%E2%80%99/


Booktrailer

La magia della neve tra le pieghe del romanzo…
Fatevi accompagnare su di un Gargano innevato dal mercante del freddo.
Buona scoperta!

http://www.youtube.com/watch?v=NTgf56nGX8I


Il mercante del freddo in viaggio per Troia

Il mercante del freddo è stato annoverato tra le cinque opere protagoniste della settimana culturale “Libri e sapori dei monti dauni”, che avrà luogo a Troia dal 6 al 12 novembre.

Scelto per forza narrativa, peculiarità della trama e ambientazione, il libro sarà presentato al pubblico giovedì 10 novembre, ore 19.00, nella caratteristica cornice di Palazzo San Domenico.

A moderare l’incontro, Tonio Tedesco, sociologo e scrittore, autore di “Quella voce fucilata nella piazza” (ed. Sudest, 2010). Interverranno, oltre all’autore, l’editore Andrea Gisoldi, e la ricercatrice Lucia Teresa Lopriore, autrice, tra le altre pubblicazioni, de “Le neviere in Capitanata” (edizioni Il Rosone, 2003).

Ambientato sul Gargano, alle soglie dell’Unità d’Italia, “Il mercante del freddo” narra le avventurose vicende di Mastro Damù, nevaiolo che conserva la neve d’inverno, in grosse buche  sulla montagna, ricavate nei punti meno battuti dal sole (le neviere), per poi rivenderla d’estate nella sua bottega (la porta della neve). Indifferente alla concitazione generale, legata ai grandi cambiamenti politici in corso, il nevaiolo si troverà, suo malgrado, coinvolto nelle vicende unitarie, pagando personalmente il proprio tributo.


Le impressioni di Pasquale

“Il mercante del freddo” ha forza narrativa. Andrebbe sfrondata, a mio avviso, con “una carpenteria lingistica” più diretta e meno “compresa” dalla circostanza. Natalino Sapegno diceva a proposito “Dei Sepolcri ” del Foscolo, che nel carme c’è un silenziosa capacità narrativa dell’autore  abilissimo “nell’accennare più di scorcio  che di prospettiva”. D’altra parte se dice tutto lo scrittore, il lettore “non si cerca un su sentiero personale con il quale aprire un colloquio con tutti i suoi personali libri che ha in petto, e  che lo scrittore gli deve solo sollecitare” (Lector in fabula , U. Eco). Ma è fuor di dubbio che il libro ha forza narrativa.

Pasquale Bonnì


le impressioni di Angela…

Il mio bisnonno faceva il nevaio.
Per un breve periodo anche mio nonno si è cimentato in questa nobile professione prima di cedere la concessione della neviera di Monte Nero.
Scoprire che una così “sconosciuta attività” potesse essere raccontata in un libro, mi ha incuriosita e spinta a comprarlo e leggerlo.
Con stupore e con gioia ho ritrovato nel romanzo i racconti di mia nonna quando le chiedevo di spiegarmi come si faceva a “vendere la neve”, inquadrati in una cornice di un mondo lontano, ma a noi ancora così vicino.
Stupende le descrizioni, favoloso il racconto, accurata la ricostruzione storica.
Grazie per le emozioni che mi hai regalato!

Angela Pazienza


La recensione di Michele Caruso per Vento Nuovo

“Il mercante del freddo” di Toni Noar Augello è un romanzo d’avventura ambientato su un Gargano a cavallo dell’Unità d’Italia; è una sorta di meraviglioso viaggio indietro nel tempo, fatto attraverso i piccoli occhi mortali di Nanni, un giovane nevaiolo. L’originale attività del nevaiolo – oramai andata smarrita tra i retaggi della Storia – consisteva nel conservare la neve nelle neviere durante l’inverno per poi venderla durante l’estate con lo scopo principale di rinfrescare le vivande.

Augello, con uno splendido miscuglio di parole, sa intrecciare magistralmente la storia d’amore di due giovani, Nanni ed Anna, con la storia epica e memorabile dei luoghi garganici nei giorni che vanno dall’inizio del 1857 al 21 ottobre del 1860, data del Plebiscito per l’annessione del Regno delle Due Sicilie allo Stato Sabaudo.

A fare da cornice all’intero dipanarsi delle vicende sono le piazzette, il dedalo di vicoli che caratterizzano ancor oggi il centro storico di San Giovanni Rotondo, i dossi e le doline, così come si presentava la montagna garganica: “Un deserto -per citare lo stesso Augello- di corta, ispida erba ingiallita dal sole, maculato da sassi biancastri, che spuntavano dalla profondità del suolo, antichi come la notte dei tempi”.

Leggendo le pagine de “Il mercante del freddo” ci si ritrova, tuttavia, ad essere non tanto i privilegiati spettatori di quella che Benigni ha definito “la ricomposizione amorosa di un corpo fatto a pezzi” e di un processo di unificazione naturale e spontaneo, quanto invece i testimoni oculari della espansione e dilatazione forzate di un unico staterello, il Piemonte. Senza peli sulla lingua e con grande onestà intellettuale, Augello narra così la faticosa e funesta trasmigrazione dal dominio borbonico (che imperava da diversi secoli nel Mezzogiorno, baluardo della resistenza) al Regno d’Italia. Sarà proprio in questo frangente storico che si formeranno i germi e le cellule vitali del fenomeno del brigantaggio e dell’ancora irrisolta questione meridionale, su cui poi scriverà copiosamente Antonio Gramsci.

L’autore contempla, come un asceta all’ingiù, il susseguirsi degli eventi, mettendo in risalto le profonde disuguaglianze che connotavano la società meridionale sotto i Borboni, e le difformità di privilegi che sussistevano tra il popolano ed il notabile, tra i ricchi ed i poveri: un mondo dove la libertà era un lusso per pochi.

“Il mercante del freddo” vuole essere, quindi, la storia della gente umile, la vicenda esistenziale di tanti braccianti che lavoravano dall’alba al tramonto, non tanto per proteggere la terra dei propri padri quanto per tutelare la terra dei propri figli nella speranza di un futuro migliore: sono uomini che, come ha detto Benigni, “hanno imparato a morire per la patria, affinché noi potessimo vivere per la patria”. Ed oggi più che mai non possiamo fare a meno di domandarci se siamo stati in grado di onorare tale sacrificio.

Leggendo le pagine de “Il mercante del freddo” si ha come l’impressione che Dante sussurri all’orecchio il suo: “Ahi serva Italia, di dolore ostello. Nave sanza nocchiere in gran tempesta”; e giunge anche chiaro il grido dell’Alfieri, quando scrive: “Un giorno rinascerai, una e libera!”.

Ed è così che il brivido della libertà diviene il filo d’oro che attraversa e tiene unite le pagine de “Il mercante del freddo”. Non a caso, fu proprio il brivido della libertà a rendere, come voleva Cavour, l’Italia “una ed unita per grazia di Dio e volontà della nazione”; ed è stato grazie alla straordinaria possibilità di fare della libertà un diritto inalienabile -come volevano i padri dell’Illuminismo ed i fondatori degli Stati Uniti d’America-, ed alla ferma volontà di non essere sordi, come disse Vittorio Emanuele II, al “grido di dolore” che si elevava da tante parti della Penisola, che gli animi degli Italiani riuscirono a fondersi ed unirsi tra loro.

Un’unità ed un traguardo raggiunti col ferro e col fuoco, tra “il bruciore delle ferite -per citare ancora l’autore-, il buio delle carceri o il freddo degli esili forzati. […] Ma ogni sofferenza diventava premio al grido “Italia e libertà”. Era la consacrazione alla patria!

fonte: http://www.ventonuovo.eu/arte-e-dintorni/poesia-e-letteratura/5827-il-mercante-del-freddo-di-toni-noar-augello-lepopea-del-risorgimento-nel-regno-delle-due-sicilie.html


“Il mercante del freddo” in giro per il Gargano

Come da tradizione, Il mercante  in questo periodo dell’anno si sposta sul Gargano, a dorso d’asino, per portare a tutti il suo carico di freddo in sacchi di tela.

Lui che conserva la neve d’inverno in apposite buche ricavate sul suolo (neviere), per poi rivenderla d’estate su tutta la costa e l’entroterra, sarà a:

- Rignano Garganico, ospite dell’evento Rignano Città’ Aperta, sabato 13 agosto, ore 20,30, cortile Palazzo Baronale. Modererà l’incontro lo scrittore Michele Caruso. Interverrà Antonio Del Vecchio, giornalista e cultore di storia locale.

- San Giovanni Rotondo, Festa Democratica in piazza Europa, sabato 20 agosto ore 20,30, il mercante gioca in casa. Modera l’incontro Valeria Lauriola della Libreria Fahrenheit. Interviene Antonio Tedesco, autore de “Quella voce fucilata nella piazza”.

- San Marco in Lamis, dove sabato 27 agosto, ore 11.00, ingresso villa comunale, aprirà la celebre giornata di eventi culturali “Cchiù fa nott e cchiù fa fort”. Qui modererà la presentazione Antonio Tedesco, autore de “Quella voce fucilata nella piazza”. Interverranno Maurizio Tardio, giornalista, e Giulio Giovanni Siena, studioso di storia locale e nazionale.

A partire da martedì 2 agosto, fino a venerdì 26, il libro è in offerta speciale per i lettori de “Il mattino di Foggia”.

Vi aspettiamo per fare insieme un tuffo in questa storia nella Storia.

Non mancate!


Booktrailer

Una manciata di secondi per affacciarsi ad un mondo ormai scomparso…

buona visione!


La recensione di “Tutto sui libri”…

Ambientato in Puglia, a San Giovanni Rotondo, nel triennio che va dal 1857 al 1860 proprio il momento storico dell’affacciarsi dell’Unità d’Italia, IL MERCANTE DEL FREDDO  ci conduce, attraverso la trama e l’abilità dell’autore, nell’esplorazione di un’epoca di povertà. Sono stato quasi rapito:  conoscevo solo in parte, dai libri di scuola, il periodo e ho apprezzato le immagini che si sono create nella mia mente anche attraverso i colori, i suoni e i profumi di una Puglia del passato che non conoscevo.  
Il protagonista del romanzo è Mastro Damù, commerciante del freddo, venditore di neve, ma non solamente questo. L’uomo conservava la neve in delle buche sulle montagne e incredibilmente così poteva essere usata anche nei periodi più caldi. Questo fatto mi ha colpito: un’idea semplice, importante, ma non facile da attuare.
Ho apprezzato i molti riferimenti storici presenti. Dalla citazione dell’alluvione che colpì Foggia nel 1857, al cenno sullo scampato assassinio di Federico II, per arrivare all’eccidio del 1860.
Questo romanzo è quasi una sorta di reportage dell’epoca, scritta con precisione e scorrevolezza, descrivendo la vita delle persone e non solo l’algido fatto storico.
Molti i personaggi che si susseguono e ognuno di loro è piacevolemente caratterizzato.
Alla fine mi sono sentito arricchito. 
Questa lettura mi ha molto interessato perchè si evoca un’epoca non così lontana che fa parte della nostra storia.
Lettura consigliata!
Luk
 

Due chiacchiere con Ale di “Libera il Libro”

Toni Noar Augello, avvocato di giorno, scrittore di notte…

Vuoi raccontarci un po’ di te?

Sono nato sul Gargano una trentina d’anni fa. Non amo portare il conto esatto dei miei anni. Mi basta guardarmi la mattina allo specchio per avere la prova inconfutabile che il tempo passa senza chiedere permesso. Non è un incontro particolarmente entusiasmante per incominciare la giornata, ma da qualche parte trovo l’ironia per farmi un occhiolino e passare al caffè senza badare troppo ai dettagli.

Com’è nata la tua passione per  la scrittura?

Scrivere è un effetto collaterale dell’esistenza. Una conseguenza naturale del nostro vissuto. Non puoi scrivere se non vivi, ed io non scrivo per sentirmi vivo, scrivo perché non è ho alcun dubbio.

Già due libri pubblicati “Il mercante del freddo” e “Sto cercando di smettere”, lo stesso scrittore ma due generi completamente diversi. Ce ne vuoi parlare?

Sono due opere che hanno genesi e percorsi diversi. La prima nasce per dare libero sfogo alla fantasia che rimbomba nella mia testa in seguito alle ricerche svolte qualche anno fa per preparare la mia tesi di laurea in Storia del Diritto Italiano. Scrittura ricercata e ricchezza di descrizioni. L’altra è uno spaccato di vita vissuta senza sfumature oniriche. Diretto come una fucilata. Un assolo di chitarra elettrica nel silenzio della provincia. Un viaggio disincantato in una generazione come la nostra, sospesa tra titoli e specializzazioni professionali di ogni genere e specie ed una reale, precaria condizione di sopravvivenza, raccontato attraverso la lente della musica di una band emergente.

Da dove trai l’ispirazione per  i tuoi libri? C’è un luogo, uno spazio in cui ti senti particolarmente a tuo agio in cui ti rifugi per scrivere?

Creare è un momento divino che non mi è mai riuscito di programmare. E quando ci ho provato non ho mai ottenuto risultati molto entusiasmanti. Poi, non essendo un professionista, ho la fortuna di non dover rispettare nessuna tabella di marcia. Ecco quando si dice vedere il bicchiere mezzo pieno! Per cui non mi rifugio da nessuna parte. Mi butto incontro alla vita a viso aperto e non mi aspetto mai niente. Poi capita che mi ritrovo a scrivere su qualsiasi superficie, con qualsiasi mezzo, in qualsiasi luogo, perché certi flussi che ti attraversano vorresti non perderli e cerchi di riportarne da qualche parte un’immagine che sia il più possibile vicina alle sensazioni che riescono a darti.

Che sensazione si prova nel digitare l’ultima parola di un libro?

Non lo so. Per me l’ultima parola di un libro è solo l’inizio di uno nuovo che inizi a scrivere molto prima di sederti davanti alla tastiera del tuo pc.

I tuoi libri precedenti sono stati pubblicati da due case editrici diverse, è stato difficile farsi pubblicare?

Farsi pubblicare non è un problema per nessuno. Dipende solo da quanto sei disposto a spendere. Si chiama editoria a pagamento ed è in gran voga, per quel che ne so. Farsi pubblicare senza spendere un centesimo è un altro discorso, ma alla fine della fiera non penso che questo possa essere l’unico parametro distintivo per poter leggere o meno uno scrittore che valga la pena. Per cui, anche se io non ho speso nulla per pubblicare i miei libri, non garantisco sul risultato finale. E non condanno in toto l’editoria a pagamento: chi vuole provarci, in qualche modo deve pur cominciare.

Hai qualche consiglio utile da dare a chi come te vuole diventare uno scrittore?

Leggere attentamente le risposte precedenti, mandare al diavolo l’intervistato ed iniziare a raccontarla, la propria versione dei fatti.

Un famoso detto dice “Non c’è due senza tre”, stai già lavorando al tuo prossimo libro?

È ancora giorno, no? Allora mi avvalgo della facoltà di non rispondere e vi lascio, mi auguro, la curiosità di scoprirlo da soli. Grazie per l’intervista ai gestori del sito, e per l’attenzione a tutti quelli che hanno deciso di arrivare a leggere il filo delle mie parole fino a questo punto. Alla prossima volta.

fonte: http://www.liberaillibro.com/intervista-allautore-toni-noar-augello/

 


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